Ti racconto il week-end della pace!

Come è ormai tradizione di AC, anche quest’anno abbiamo vissuto il week-end della Pace, iniziato sabato con il meeting dell’ACR e concluso domenica con il doppio incontro dei giovanissimi in contemporanea a quello di giovani ed adulti insieme. Per tutti, gli incontri sono stati a distanza utilizzando i canali “virtuali” che ormai conosciamo bene….

Uno screenshot delle parrocchie collegate!

Sabato 30 gennaio 2021 si è svolto il Meeting della Pace dell’ACR, per la prima volta in una modalità diversa. Ogni gruppo ACR della diocesi si è riunito nella propria parrocchia per poi collegarsi online con tutti gli altri. Durante il pomeriggio i ragazzi hanno dovuto aiutare una famosa redazione composta da personaggi un po’ bizzarri: ognuno di loro peccava di qualche caratteristica fondamentale per lavorare in armonia con i colleghi. L’obiettivo della redazione era quello di trovare degli aiutanti per non perdere lo scoop dell’anno. Tramite quattro attività gli acierrini hanno scoperto le quattro caratteristiche mancanti: la collaborazione, la fedeltà nel tempo, il confronto e l’interessamento. Proprio grazie al loro aiuto, la redazione ha capito che senza questi quattro atteggiamenti non sarebbe riuscita a scrivere una vera e sensazionale notizia, che è una notizia di PACE!

La giornata si è conclusa con un momento di preghiera insieme al Vescovo Adriano che ha sottolineato quanto sia importante farsi prossimi e “inviati di pace” nelle nostre vite, proprio come Gesù.

Domenica 31 gennaio 2020 i giovanissimi dalla terza media alla quarta superiore si sono trovati in collegamento sulla piattaforma Zoom per il pomeriggio della Pace. Il tema del messaggio di Papa Francesco “LA CULTURA DELLA CURA COME PERCORSO DI PACE” è stato affrontato a partire dal racconto dell’esperienza di cura di Don Adamo Affri, nel suo servizio come Cappellano del carcere di Piacenza, all’interno della casa famiglia in cui vive e nel viaggio in Africa con la Comunità Papa Giovanni XXIII.
La cura delle relazioni è stata il centro dell’esperienza di don Adamo, in particolare nell’incontro con i detenuti del carcere; offrire loro la possibilità di essere ascoltati, di conoscere uno stile di vita diverso da quello che li ha portati alla privazione della libertà, di riflettere insieme sulla Parola di Dio, sono alcuni dei passaggi con cui si prende cura di loro e, come ha raccontato, si sente accolto.
A seguire i giovanissimi, di diverse parrocchie della città, Castel San Giovanni e FiorenzuolaLusurasco hanno potuto riflettere sulla cura all’interno del loro percorso scolastico, con particolare attenzione alle relazioni con compagni e insegnanti. Dal confronto sono scaturiti alcuni suggerimenti e possibili proposte per migliorare le dinamiche in classe: fra queste alcuni momenti di dialogo fra alunni e insegnanti e il sostegno ai compagni in difficoltà nelle materie scolastiche con momenti di studio in gruppi a scuola.
L’impegno preso, come ci indica Papa Francesco, è quello di “Non cedere alla tentazione di disinteressarci degli altri, specialmente dei più deboli, non abituiamoci a voltare lo sguardo, ma impegniamoci ogni giorno concretamente per «formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, rendendosi cura gli uni degli altri».

L’incontro di giovani e adulti, con titolo Nessuno si salva da solo ha preso spunto dal messaggio di Papa Francesco del 1 gennaio 2021, in occasione della Giornata Mondiale della Pace, “La cultura della cura come percorso di pace”.
In esso il Papa, attingendo dai principi della dottrina sociale della Chiesa, ci ricorda la “grammatica” della cura (di sé, dell’altro, del bene comune, del creato…) e ci offre una “bussola” per una rotta sicura e comune, da percorrere in questo difficile momento che stiamo attraversando.
Il momento dedicato a giovani e adulti, che viste le tante iscrizioni è stato anche trasmesso in diretta sul canale You Tube dell’AC, si è svolto sotto forma di tavola rotonda, grazie al contributo di 3 figure che operano nella nostra realtà piacentina, con l’aiuto di Claudio Ferrari nella veste di moderatore.

Ha iniziato Corrado Cappa, medico psichiatra, che ha affrontato il tema della cura della persona. Ci ha spiegato, con alcune fotografie e slide, che anche dal punto di vista delle neuroscienze, le persone nascono prima come relazione che come individui, ponendosi da subito in co-relazione con lo sguardo della mamma. Tale rapporto condiviso con altre persone, con il mondo esterno in generale, ci accompagna durante tutte le fasi della vita, attraversando anche magari momenti difficili e di paura, che si possono superare “nell’essere con gli altri e per gli altri”. Ovviamente sono stati numerosi anche i riferimenti al periodo di Covid che stiamo vivendo, in cui sarebbero utili non solo sussidi economici, ma anche sociali.


La tavola rotonda è proseguita con Adriano Marocco, docente di genetica agraria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha parlato di cura del creato, lasciandosi ispirare anche dall’Enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco. Ci ha presentato una carrellata di vari temi, legati alle scienze agrarie, che riguardano appunto la cura della casa comune (che tutti abitiamo) e la lotta alla povertà. Alcuni di essi sono stati la crisi alimentare dei Paesi a basso reddito, l’aumento della resa delle coltivazioni, la biodiversità, la genomica, per arrivare poi all’ecologia integrale e al Green New Deal, nuovo accordo verde, che diventa fondamentale per comprendere che l’uomo non può più pensare di essere proprietario della Terra che abita.


L’ultimo intervento di Elena Camminati, dirigente scolastico, riguardava il tema dell’educare alla cura. Partendo dalle parole di Papa Francesco “il cammino dell’umanità nell’anno trascorso ci ha insegnato l’importanza per noi cristiani del
prendersi cura” dell’altro che è nostro fratello, Elena ha delineato lo stile della cura, dal suo punto di vista di donna, come universo complesso di azioni, attenzioni e preoccupazioni, tutte rivolte a proteggere la vita prima di tutto, anche a livello politicosociale. Ci ha ricordato però che non ci si improvvisa “capaci di cura”, ma è fondamentale per prendersi cura dell’altro partire dalla cura di sé, della propria interiorità, dando spazio all’ascolto della Parola di Dio che ci parla in modo sempre
nuovo.
Dopo questi 3 ricchi contributi, abbiamo continuato l’incontro divisi in “stanze virtuali” che ci hanno permesso di confrontarci, di fare risonanza in piccoli gruppi e di prenderci un impegno concreto e personale per educarci alla cura.

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