“Ecco, proprio ora germoglia”

IMG_0049“… e il mio maestro m’insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro all’imbrunire” (F. Battiato, Prospettiva Nevskij).

Esercizio difficile, delicato, paziente, che chiede saggezza, allenamento, avvertenza, quello di saper trovare nei momenti difficili il brillare rapido della novità che verrà. Quello che stiamo vivendo è un po’ un tempo di fatica e lo è un po’ in tutti gli ambiti della vita sociale e comunitaria, non servono esempi. E così occorrono servitori discreti, spesso invisibili al mondo, che con i loro occhi e con le loro mani,  prima ancora che con il cuore e la mente, sappiano dare credito ai germogli di novità che stanno spingendo sotto la corteccia del quotidiano.

Noi crediamo che il sogno dell’AC sia anche questo, formare persone che sappiano vivere la loro fede come sentinelle che intravedono la novità arrivare; sentinelle che sentono il peso del turno di notte, ma che si commuovono di fronte ai primi segnali dell’alba. E li sanno annunciare.

Per questo il prossimo Laboratorio della Formazione, che si terrà domenica 6 aprile dalle 15.00 alle 18.00 presso la parrocchia di Nostra Signora di Lourdes a Piacenza (Via Damiani, 6), sarà proprio dedicato a questo tema: essere Azione Cattolica in questo tempo.

Ecco la lettera di invito che è per tutti, in particolare per i Presidenti, i Resposnabili e gli Educatori parrocchiali.

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1 comment

  1. elena camminati ha detto:

    I germogli bisogna scorgerli.
    A volte è l’allenamento paziente, a volte la determinazione costante, a volte l’affidarsi alla Grazia.
    Di sicuro occorre “Coscienza”, una cosa così insondabile che un Papa ha chiamato “il sacrario dell’uomo” e di cui padre Turoldo ne canta così.

    VENGA PURE

    E venga pure. Ma facciamo l’accordo.
    lo rinuncio a quell’ora estiva dell’alba
    quando luce rossa precede il sole
    e si stende per le vie solitarie del borgo
    ancora fasciato di silenzio.

    Io non ti dico, non dico a nessuno
    la gioia che godo: una gioia
    da valere una vita;
    né ti dico, Dio, i pensieri
    che penso e l’amore
    che sento per tutte le creature
    in quell’ora.

    Tu non sai, perché non sei un essere umano
    non sai cosa sia una tale rinuncia,
    dirsi: ecco, domani
    non ci sarò più,
    domani questi occhi
    non vedranno più sorgere
    il sole.

    E rinuncio anche alla sera
    a non vedere più la stessa luce
    distendersi nella valle e sul fiume.
    Rinuncio, come da sempre, agli incontri,
    alla gioia di sentire un cuore
    battere nella tua mano
    e accogliere in silenzio confidenze
    che non si dicono a nessuno,
    la gioia di sentirsi vivi
    e di donarsi e tacere:
    di donarsi in nome di tutte le creature.
    E avere occhi di bimbi
    e mirare le stelle.

    Tu non sai cosa vuol dire essere
    amanti, la sera. Oh,
    non tanto per gli amplessi
    affannosi e mortali,
    ma per il sogno
    e il desiderio infinito di attendere,
    e disporsi a offrire, e ancora
    sognare di offrirsi
    in attesa. Questa

    è questa l’immagine di nozze
    che celebreremo, Signore.
    Questo è varcare la soglia, quando
    i raggi obliqui feriscono la siepe
    (ho scritto) nell’ora
    del Serafino, e di Francesco, e Chiara:
    l’ora delle tortore che tubano e non sanno
    l’ora dei colombi sopra la torre
    che sospirano e non sanno
    quando perfino il lupo e la volpe
    sono in amore.

    A una cosa non rinuncio, Signore:
    a non dover essere più «Coscienza»,
    terra che pensa e ama e adora,
    poiché senza, nulla vi è
    che abbia un senso,
    nulla dell’intera creazione:
    non la luce e i colori
    e gli spazi e il tempo;
    e tu stesso privo di senso,
    mio Dio: per te non rinuncio.

    Se questo è il male che mi serbi
    già da ora ti dico
    che non ti perdono: è per te
    che chiedo di essere
    questa eterna tua
    indistruttibile Coscienza.

    Altro non chiedo. Ora
    che l’accordo è fatto — suppongo —
    venga pure! Anche se
    continueremo a lottare,
    mio Signore.

    21 luglio 1983

    (da “O SENSI MIEI… POESIE 1948-1988” – pag. 601)

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