A.A. 2018-2019: il Vangelo dell’anno e il pensiero dell’Assistente

Dal Vangelo di Luca 10, 38-42

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola.
Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse:
«Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».
Ma il Signore le rispose:
«Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno.
Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

 

Generazioni di predicatori hanno fatto salti mortali per tenere insieme questo brano nel quale è evidente che appaiono atteggiamenti differenti di fronte al Maestro che viene ospitato.

Marta ospita, Maria sta seduta; Marta si muove, Maria sta ferma; Marta domanda, Maria ascolta; Marta ha a che fare con “molti servizi”, Maria – pare – abbia capito che “di una cosa sola c’è bisogno”. Addirittura a Maria Gesù riconosce un merito, “ha scelto la parte migliore” che in realtà non ha una controparte negativa in Marta – Gesù non dice che quello che Marta fa è sbagliato – ma se associamo “la parte migliore” con l’affermazione “non le sarà tolta”, sembra proprio che Gesù esprima una preferenza.

I predicatori, dicevamo, si sono inerpicati su sentieri scoscesi nel tentativo di tenere insieme queste differenze che certamente non devono essere messe in contrapposizione ma, probabilmente, in ordine. Ora se lasciamo da parte un momento i due estremi – l’uno Marta e Maria sono espressione di atteggiamenti contrastanti, l’altro Marta e Maria sono due atteggiamenti che devono convivere nella persona del discepolo – possiamo provare ad intraprendere la via per la comprensione della preferenza – o della precedenza? – che Gesù esprime.

Innanzitutto la questione della preferenza. La Scrittura ci dice che da Caino e Abele in avanti, Dio fa delle preferenze. Difficile per noi accettare questa verità, difficile accettare che Dio, e a seguire suo Figlio, facciano delle preferenze, eppure è così. La storia dei patriarchi (esempio Giuseppe rispetto ai suoi fratelli, nonostante la sua antipatia), la scelta dei profeti, l’elezione dei capi (esempio Davide l’ultimo di tanti fratelli, nonostante i suoi peccati), la scelta di Pietro (primo tra i dodici, nonostante la sua fragilità) e tanto altro, sono lì a dimostrarci che con la preferenza di Dio dobbiamo farci i conti. Io credo che la nostra fatica nasca dal fatto che non capiamo che nella relazione con Dio l’importante non è “il posto unico” ma “l’unico posto”. E’ un problema di fede: Dio sa amare tutti come fossimo unici, perché in realtà siamo, unici e irripetibili, e con noi vuole e attua una relazione “unica” non ripetibile con nessun altro; ma noi fatichiamo a capire questo perché noi non siamo capaci di farlo e continuiamo a pensare che se amo l’uno non posso amare l’altro, continuiamo a pensare che l’amore sia esclusivo e non inclusivo, che debba fare distinzioni e non tenere insieme. Ovviamente ogni relazione ha le sue peculiarità, ma questo non significa che l’amore non possa essere esteso, ampliato, diffuso. Sarà per questo forse che fatichiamo così tanto ad accettare Matteo 5,44: “ma io vi dico: amate i vostri nemici”? Perché Gesù qui deve usare il termine amore? Non potrebbe usare rispettare, sopportare, al limite, accettare? Ne abbiamo ancora molta di strada da fare per entrare in questa dimensione!

E poi la Precedenza. E’ innegabile, Gesù con le parole rivolte a Marta indica una precedenza che deve essere rispettata. Potremmo risolvere la questione dicendo che il servizio che il discepolo è invitato a vivere trova il suo senso e il suo motivo nell’ascolto della parola di Gesù e sarebbe – ed è – una soluzione assolutamente elegante e giusta, ma proviamo invece ad andarci in fondo. Si è discepoli perché si ascolta non perché si serve: “La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo.” (Romani 10,17).

Perché è decisiva questa Precedenza? Seguiamo le parole di Gesù.

Innanzitutto perché è l’unica cosa di cui “c’è bisogno”. Nonostante che da buoni figli dell’epoca post-moderna abbiamo imparato a vivere nella complessità – chissà  poi se abbiamo veramente imparato? – noi abbiamo bisogno dell’essenziale e non dell’importante. L’importante  può riguardare tante cose, ad esempio come tutte le cose che ha fatto Marta per accogliere Gesù, mentre l’essenziale riguarda un’unica cosa. E’ il pane che sfama non la leccornia che viene servita insieme al pane (cfr. D. Bonhoeffer). Ognuno di noi potrebbe testimoniare cosa significa avere tante cose ma rimanere con il desiderio profondo insoddisfatto. Noi abbiamo una fame e c’è un Pane che può soddisfarla.

Inoltre la Precedenza indicata da Gesù, una volta riconosciuta e accettata, non ci verrà più tolta. Ricordate Matteo 7, 24ss? “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia….”; la pioggia cade su tutte le case, come i fiumi straripano inondando tutte le fondamenta e i venti battano contro qualunque finestra, ma la casa fondata sulla roccia rimane in piedi. L’ascolto della Parola non è ci evita le fatiche e i drammi della vita, ci aiuta a stare comunque in piedi. E’ qualcosa che non ci verrà più tolta. Le cose da fare cambiano, i servizi mutano, le responsabilità vanno e vengono, ma quell’ascolto rimane necessario.

E quindi quest’anno abbiamo questa Precedenza  da approfondire, “di una cosa sola c’è bisogno”, è il titolo di questo anno associativo. Mi raccomando però, se si chiama Precedenza  significa che c’è qualcosa che viene dopo e che deve essere comunque onorata nel modo migliore.

L’Assistente Diocesano
Don Paolo Camminati